L’isolino delle meraviglie – di Emiliano Bezzon

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Qualcuno aveva proposto di installare una passerella flottante anche sul lago di Varese, visto lo strepitoso successo di quella ideata da un famosissimo artista, dal nome altisonante, per il lago d'Iseo, ma per adesso l'Isolino Virginia rimaneva raggiungibile solo con battello. Andarci a nuoto rimaneva assolutamente sconsigliato, vista l'elevata concentrazione di fosforo delle acque, che avrebbe potuto trasformare i bagnanti in pesci, anche nell'aspetto.
Per anni era rimasto abbandonato al suo destino, con il pontile inagibile, cui era attraccato uno scafo semi affondato, il ristorante in rovina e il museo chiuso e impolverato. Il fatto che si trattasse di un sito tutelato dalla massima organizzazione mondiale in fatto di cultura non aveva granché interessato chi di dovere, fino a quando, alcuni mesi prima, l'amministrazione comunale, proprietaria dell’Isolino, aveva deciso di farlo rinascere, rimettendo a nuovo le strutture, che erano tornate ad essere frequentate da visitatori e turisti. Le tracce degli insediamenti palafitticoli rimanevano sotto il pelo dell'acqua, invisibili se non agli occhi dei subacquei; forse anche sconosciute ai più, o dimenticate. Ora l'Isolino Virginia era il posto dove passare una piacevole giornata o un'incantevole serata, gustando uno degli ottimi menu proposti dal ristorante, cullati dal lento sciacquio delle acque, mosse solo dal placido battello, e coccolati dalla musica. Pochi decidevano di dare un'occhiata anche al museo.
A dare il benvenuto al grande chef pluri stellato erano in tanti, schierati all'imbarcadero e pronti a condividere, con l'ospite d'onore, il breve tratto percorso dal battello: c'erano il sindaco e il suo fidato assessore, diversi chef della zona, il presidente dei pescatori locali che avrebbero offerto il pesce per il caratteristico menu, tutto a base di pescato locale e c'era anche il direttore del museo, che aveva preparato per l'eccezionale corteo una presentazione in grande stile delle collezioni gelosamente custodite. Assieme a loro una piccola folla di personaggi locali, più o meno noti e più o meno invitati, che avevano in brevissimo tempo riempito i cinquanta posti disponibili sul traghetto. All'approdo dell'isola erano già schierati i fotografi e gli operatori delle testate locali che, in cuor loro, speravano di vendere le immagini anche a livello nazionale e, anche per questo, nelle chiacchiere dell'attesa, sotto il sole già caldo di maggio, avevano sperato che qualcuno, magari proprio l'ospite d'onore, finisse in acqua per un bagno fuori programma. Ma non andò cosi, fortunatamente. In realtà stava per succedere esattamente il contrario, perché lo spazio sul pontile, pure completamente rinnovato, non era grandissimo e i cacciatori di immagini, sgomitando tra loro stavano per finire tutti in acqua, assieme alle loro costose attrezzature. Solo il provvidenziale avvicinamento del battello, aveva fatto sì che un paio riuscissero a balzare sulla piccola prua antistante la cabina, rimediando qualche ammaccatura, ma salvando macchina e servizio.
Il programma della giornata era stato stilato dal cerimoniale comunale e prevedeva il saluto di benvenuto del sindaco, poi un brindisi aperitivo e la visita al museo, per terminare con il pranzo preparato dallo chef del nuovo ristorante sulla base delle ricette locali, esclusivamente a base di pesce di lago, anzi di quel lago, ancora abbastanza pescoso, nonostante le sue precarie condizioni di salute. Certo non era come un tempo quando la pesca faceva vivere interi paesi del litorale, ma ancora oggi, per fortuna e inaspettatamente, esisteva un gruppo di professionisti, sempre più decisi a tutelare e promuovere il valore del proprio lavoro e dei prodotti della loro pesca, troppo spesso disprezzati e sostituiti con pesci che, prima di arrivare sulla tavola, avrebbero fatto due volte il giro del mondo.
“è la globalizzazione miei cari” diceva spesso il presidente della cooperativa “che detto alla nostra maniera vuol dire che è meglio quel che viene dall'altra parte del mondo rispetto a quello che puoi trovare sotto casa...perché il nostro cavedano non piace più a nessuno, mentre il suo parente vietnamita, che ha un nome più bello, si vende che è un piacere”.
Il personale di sala aveva già ultimato l'allestimento del tavolo destinato all'aperitivo, sotto il porticato e invitava tutti a raccogliersi attorno alle autorità per il discorso di benvenuto.
“permettetemi di salutare innanzitutto il Maestro” aveva esordito il primo cittadino” che rende ancora più significativa questa giornata di riavvio delle attività del nostro isolino e con il quale stiamo concludendo un importante accordo per elevare la nostra città al rango di capitale dell'alta cucina...”
La pausa, calcolata e condivisa con la portavoce che, a margine del gruppo di invitati, aveva espresso il suo assenso con un cenno del capo, serviva a dare ancora più enfasi al discorso del sindaco, già praticamente in campagna elettorale, oltre che a far risaltare l'eccezionale caratura dello chef invitato, indiscutibilmente riconosciuto tra i maestri della cucina internazionale.
“ma la giornata di oggi vuole celebrare un connubio formidabile tra la cucina, la pesca ancora praticata con buoni frutti sul nostro lago, grazie all'impegno di un gruppo di volenterosi professionisti, che voglio ringraziare per il loro attaccamento alla tradizione...”
Altra pausa, che andava fatta, se non altro per ingraziarsi i pescatori e cercare di conquistare anche i voti loro, dei familiari, parenti e amici.
“e, infine, con la cultura, in questo luogo che, mi piace ricordarlo anche agli amici della stampa, è il più antico sito palafitticolo dell'arco alpino, dove abbiamo recuperato il nostro piccolo ma prezioso museo archeologico e il suo parco, che tra poco andremo tutti a visitare...”
Dentro il museo, la voce del primo cittadino giungeva a malapena, e le sue parole non si distinguevano; ma non era nemmeno necessario, perché il direttore aveva già previsto l'arrivo degli ospiti al termine dell'applauso che, essendo più lungo dei precedenti, avrebbe decretato il termine del discorso ufficiale.
Intanto, coi suoi volontari, preziosi custodi del piccolo tesoro sconosciuto ai più, stava terminando di disporre le sedie e di collegare il computer e il video proiettore, su cui avrebbe fatto scorrere alcune slide, per raccontare la storia di quel posto, per lui davvero unico.
Poche note intercalavano una sequenza di immagini che il direttore aveva scelto personalmente. Per lui quello era molto più di un lavoro, era il sogno cullato sin da bambino, quando il padre lo portava sull'isola raccontandogli storie fantastiche dei suoi antichi abitanti e delle loro usanze. Era tutto pronto per ricevere gli ospiti, quando uno scroscio improvviso aveva rotto il silenzio dentro il piccolo museo e ammutolito la piccola folla radunata sotto il porticato del ristorante; allo scroscio era immediatamente seguito un acquazzone dall'intensità tropicale, come quelli che ormai capitavano anche a queste latitudini, un tempo climaticamente ben diverse. Nonostante tutto, si era precipitato verso il ristorante, dentro al quale si erano già rifugiati tutti, anche perché il cielo era diventato plumbeo e tirava un vento molto forte che piegava le piante e faceva salire spruzzi dal lago. Anche il battello, saldamente ancorato al pontile nuovo di zecca, sbatteva con violenza contro i piloni producendo, ad ogni colpo, un rumore sinistro, quasi si dovesse rompere facendolo affondare. Non era più abituato a correre e le scarpe con le suole di cuoio, comprate per l'occasione e indossate con l'abito delle grandi occasioni, non erano il massimo per destreggiarsi tra fango e pozzanghere; nei pochi metri che separavano il museo dal ristorante si era completamente infradiciato, ma non stava certo pensando agli abiti che avrebbe probabilmente buttato. Appena entrato, aveva visto che tutti gli ospiti si erano già accomodati ai tavoli, occupando i posti assegnati. Aveva visto subito, al centro della sala, il tavolo d'onore, in cui sedevano l'ospite, il sindaco, alcuni altri politici locali e un paio di imprenditori. Lui si era messo appena dietro al sindaco, in piedi, con gli abiti che gocciolavano copiosamente e le scarpe inzaccherate, che avevano tracciato il suo percorso nella sala; aspettava che il sindaco interrompesse la sua conversazione per rivolgergli la parola, sommessamente e rispettosamente, come era sempre stato abituato a fare, con chiunque. “Mi scusi signor Sindaco, noi saremmo pronti con la presentazione e la visita del nostro museo, visto che siamo anche in anticipo sui tempi del cerimoniale...”. “direttore, a giudicare da come si è ridotto credo abbia potuto direttamente constatare le condizioni metereologiche” lo aveva apostrofato il primo cittadino, suscitando qualche risolino tra i commensali “e non penserà che costringiamo i nostri ospiti, soprattutto le signore, a raggiungere il museo sotto questo diluvio vero?” “in effetti io stavo per proporle di posticipare la visita al termine del pranzo, sperando che il tempo migliori, oppure potremmo anche fare la nostra piccola presentazione qui, chiedendo ai nostri volontari di portare il proiettore...” “ma che sta dicendo direttore? con tutto il rispetto per il suo museo, ora siamo entrati nella fase dell'evento dedicata alla cucina di lago che è anche la ragione principale per cui abbiamo invitato il maestro che ci onora con la sua presenza. Magari al termine vediamo cosa possiamo fare, d'accordo? Ora vada direttore, sicuramente il cerimoniale ha previsto un posto anche per lei tra gli invitati.” Si era congedato, come sempre in modo rispettoso, ritornando verso il suo piccolo museo; non aveva nemmeno chiesto dove fosse il suo posto a sedere, anche perché non avrebbe sopportato di stare lì, in mezzo a tutta quella gente, mentre i volontari lo attendevano nella piccola sala allestita. Più tardi sarebbe passato dalla cucina, chiedendo di avere uno spuntino anche per tutti loro, che si erano dati così tanto da fare. Inutilmente, come ormai aveva ben capito. Aveva notato qualche risolino compiaciuto tra gli ospiti e la cosa aveva reso ancora più amaro il congedo precipitoso dal sindaco e dai suoi ospiti. Brodo di luccio, luccioperca al cartoccio, boccalone al forno, filetto di pesce in carpione … il menù si preannunciava succulento, anche se qualcuno si sarebbe aspettato di trovarci anche qualche alborella fritta, o dei filetti di persico. Perché, in fondo, molti erano arrivati fin lì solo per mangiare a sbafo o tutt’al più per rimediare un selfie con il grande chef o la dedica sull’ultimo dei suoi libri, che aveva presentato, la sera prima, in una delle librerie del centro. A qualche tavolo di distanza da quello d’onore, sedeva anche l’ex moglie del primo cittadino, che si ritrovava sempre ad essere invitata agli eventi cittadini, nella sua qualità di presidente di un’importante associazione benefica. Questa volta, come in altre pubbliche ricorrenze, non ci sarebbero stati problemi con il sindaco che, come ora faceva sempre più spesso, aveva portato con sé la nuova fidanzata, ormai sua compagna ufficiale, che poi non era niente altro che una delle giovani praticanti del suo studio, molto bella a vedersi, ma del tutto inconsistente a sentirsi. Tra i due ex coniugi c’erano stati i convenevoli di rito e poi lui aveva evitato i suoi sguardi pungenti, che non facevano altro che ricordargli la spinosa questione degli alimenti, su cui erano ben lontani da raggiungere un accordo e per i quali erano anche volate parole pesanti davanti al giudice della separazione, al limite delle minacce, diventate tali appena usciti dal palazzo di giustizia, con i due avvocati che faticavano a contenere i propri assistiti, decisi a risolvere la questione a tutti i costi, anche venendo alle mani. Intanto il temporale sembrava aver concesso una tregua e molti ne avevano approfittato per uscire a fumare o a fare delle telefonate; anche il sindaco aveva lasciato i suoi commensali per poter rispondere ad una serie di chiamate trovate sul display del cellulare.

Solo pochi minuti, per rientrare a rendere gli onori al dolce creato per l’occasione dal pasticciere. Ma la sedia di Adelio Galmarini, architetto e primo cittadino era rimasta vuota. Poi era successo tutto rapidamente: uno dei volontari del museo aveva dato l’allarme, avendo avvistato il corpo galleggiare nei pressi del pontile d’attracco; il panico si era impossessato di tutti quanti stavano sull’Isola, fino all’arrivo dei Carabinieri, giunti in pochi minuti, portati lì dal barcaiolo che aveva fatto delle manovre complicatissime per non urtare il corpo che stava a pochi metri dal battello. La giovane capitano Regina De Caro aveva subito messo tutti al loro posto. I sommozzatori dei vigili del fuoco erano pronti al recupero del cadavere non appena fosse arrivata l’autorizzazione del magistrato e con tutte le cautele indicate dal medico legale, arrivato con i militari. Tutti gli altri erano stati fatti accomodare nella piccola sala del museo, dove alcuni avevano trovato posto sulle sedie preparate qualche ora prima dal direttore e dai suoi. Venivano chiamati uno ad uno per essere sentiti dalla donna e dai suoi collaboratori e poi fatti accomodare nel ristorante, in modo che nessuno potesse raccontare ad altri cosa avesse detto agli investigatori. Sarebbe stato un lavoro lungo e tutti sarebbero rimasti sull’isola, ad eccezione dell’ospite d’onore, che era stato pure sentito e poi autorizzato a tornare sulla terra ferma, col battello. Ogni tanto, la Capitano e i suoi, si prendevano una piccola pausa per confrontarsi e fare il punto. Attorno alle 22 erano stati sentiti tutti e il battello aveva cominciato a riportare tutti a terra, esausti, arrabbiati o spaventati. Le testate locali e nazionali avevano riempito le prime pagine per almeno una settimana, ma dal comando dei Carabinieri non usciva nulla, nemmeno dopo l’arrivo del referto autoptico. Anche la Procura della Repubblica taceva. Una strana quiete era piombata sulla città.

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